Marino (IPA: /maˈrino/, anche conosciuta come Marino Laziale, Marinum o Castrimoenium in latino, Marini in dialetto marinese, Μαρινο in lingua greca) è una Città di 38.630 abitanti, della provincia di Roma, situata nell'area dei Castelli Romani, in Lazio. Località famosa per il suo vino e per la rinomata Sagra dell'Uva, Marino è luogo di villeggiatura di diversi personaggi importanti e centro di rilievo storico, artistico, e sociale. È inoltre il dodicesimo comune più popoloso della provincia di Roma.
Popolarmente, si dice che il territorio del comune di Marino ha la forma di una grande bistecca, estesa in direzione est-ovest nella parte settentrionale della cinta esterna dei Colli Albani. La sua superficie successivamente alla concessione dell'autonomia di Ciampino, concessa nel 1974, è di 26.10 km2; Ciampino era una infatti frazione di Marino. Inoltre, per un breve periodo, durante la denominazione francese dello Stato Pontificio, tra il 1807 ed il 1815, Grottaferrata, ex-feudo dell'Abbazia di San Nilo, venne unita in appodiato a Marino. Nel 1994 le frazioni di Frattocchie e Santa Maria delle Mole hanno tentato il distacco amministrativo, creando il comune autonomo di Boville, non riconosciuto ufficialmente e dunque decaduto dopo pochi mesi.
Secondo la classificazione data dal Servizio Geologico d'Italia la maggior parte del territorio marinese è composta, similmente alle altre zone dei Colli Albani, da terreni classificati come v2.
Idrografia
I corsi d'acqua che attraversano il territorio comunale sono tutti di carattere torrentizio e di piccola portata, anche se talvolta possono entrare in piena e creare piccole inondazioni o frane. I torrenti, anche detti marane e fossi, sono:
- Fosso di Fiorano: originato a 151 metri s.l.m. in località Cava dei Selci, attraversa poi la via Appia e scorre sotto la località di Santa Maria delle Mole, in prossimità dell'antica Mugillae (111 metri s.l.m.), e poi in comune di Roma presso l'altura di Fiorano ad una quota media di 90 metri s.l.m., parallelamente all'acquedotto della Barbuta che serve Ciampino in direzione N;
- Fosso delle Scopette: parte dalla località Boscare sulla via Nettunense a quota 126.5 metri s.l.m., poi prosegue circa un chilometro verso E e prende nome di Fosso di Fioranello all'interno del comune di Roma;
- Fosso della Giostra: trae origine da Colle Granato, altura a 156.2 metri s.l.m. ai margini meridionali della II circoscrizione, e poi si dirige in direzione E verso la Falcognana in comune di Roma;
- Fosso di Montelungo: originato in località Mezzamagna vicino Castelluccia, III circoscrizione, ad un'altitudine di 171 metri s.l.m., prosegue poi fino al termine del territorio comunale, dove si innesta nel fosso della Torre proveniente dalla località Pavona di Castel Gandolfo, che prosegue in comune di Roma in direzione E;
- Fosso delle Pietrare: anticamente denominato marana di san Bonaventura, scaturisce dal Caput Aquae Ferentinum a 400 metri s.l.m. circa, e dopo una cascatella scende nel Barco Colonna a 280 metri s.l.m. per la vallata delle Pietrare sottosanti il centro storico. Da qui prende nome di Fosso di Patatona, arricchendosi delle acque di Colle SS. Apostoli (226 metri s.l.m.). Il fosso della Patatona attraversa quindi Pantanelle ed entra i territorio di Ciampino, dove procede in direzione N fino alla località Marcandreola e a Morena, dove converge con la marana dell'Acqua Mariana proveniente da Grottaferrata nel fosso di Morena, ormai in comune di Roma.
Orografia
L'altitudine massima del territorio marinese è 438 m s.l.m., registrata in località Pentina Corvina, a picco sul Lago Albano e ai margini del territorio di Rocca di Papa, mentre l'adiacente Prato della Corte è posto a 429 m s.l.m.. Verso occidente, sempre sulla corona del Lago Albano, l'altura di Monte Crescenzio è a 379 m s.l.m., mentre l'area dei panoramici Villini, ai confini con Castel Gandolfo, è a 368 m s.l.m..
L'altitudine del centro storico oscilla tra i 389 m s.l.m. della località San Rocco, i 376 m s.l.m. di Villa Desideri, i 373 m s.l.m. di piazza Giacomo Matteotti, i 335 m s.l.m. di Palazzo Colonna e i 319.4 m s.l.m. di Villa Colizza.
Il resto del territorio declina dolcemente verso l'Agro Romano: si passa dai 370 m s.l.m. di Monte Crescenzo e dai 264 m s.l.m. di Colle Licia ai 132 m s.l.m. della Scopette, presso la frazione Santa Maria delle Mole. La frazione di Santa Maria delle Mole oscilla tra i 138 m s.l.m. del Centro Sportivo Green House, i 148 m s.l.m. dell'altura di Mugillae, i 147 m s.l.m. di piazza Sandro Sciotti e i 149 m s.l.m. del chilometro 19 della Strada Statale 7 Via Appia. L'adiacente frazione di Cava dei Selci si eleva a circa 151 m s.l.m.; la frazione di Frattocchie invece è posta a quota 173 m s.l.m.: il Convento dei Padri Trappisti al chilometro 20 della Strada Statale 7 Via Appia è a 189 m s.l.m., le rovine del castello di Palaverta sono invece a 186 m s.l.m.
La località Due Santi, chilometro 21.5 della Strada Statale 7 Via Appia verso Castel Gandolfo, è posta ad un'altitudine di 222 m s.l.m.; la vicina località dei Ceraseti è a circa 200 m s.l.m. La zona di Castellucia si sviluppa tra i 153 m s.l.m. della Torre Castelluzza e i 193 m s.l.m. della Torre Castellazza. Colle Granato, nell'area del Divino Amore, si eleva a 163 m s.l.m. al centro di un pianoro a quota 162 m s.l.m.
Clima
Il centro storico di Marino si eleva a 355 m s.l.m., e perciò la temperatura media non si discosta molto da quella di Roma Urbe, dato che fino ai 400 m s.l.m. l'escursione termica è praticamente nulla.
In gennaio però se le temperature medie minima e massima registrate a Roma sono di 1.9°C e 12.2°C, a Grottaferrata (329 m s.l.m.) si registrano 3.4°C e 11.2°C, a Velletri (352 m s.l.m.) 3.8°C e 10.6°C e a Colonna 2.5°C e 12.6°C. Le temperature di Marino non differiscono da quelle degli altri Castelli citati. D'estate invece Velletri e Colonna registrano una massima di 31°C, simile a Roma Urbe, e Grottaferrata 29.7°C, così come a Marino.
La distribuzione annuale della piovosità è inferiore ai 1000 mm e in media compresa tra i 700 e i 900 mm. Ai Colli Albani si presenta il fenomeno detto stau, che consiste nella riduzione del vapore acqueo nelle nuvole man mano che il terreno si alza. Perciò la piovosità maggiore si avrà sulle prime alture dei Colli Albani, rivolte verso il mare, verso sud sud-ovest, e la minore verso nord.
Normalmente la zona è battuta da venti di scirocco e libeccio, ma talvolta compare anche il ponente. Durante l'inverno invece si ha la presenza di tramontana e grecale, il primo proveniente dalla vasta pianura dell'Agro Romano, che si estende proprio davanti Marino.
Età antica (900 a.C.-476)
Nel territorio marinese i primi insediamenti umani attestati risalgono al I millennio a.C., nel periodo laziale II A (900 a.C. - 830 a.C.). Risalgono invece al periodo laziale III (770 a.C. - 730 a.C.) i primi reperti rinvenuti nella necropoli di Riserva Del Truglio, che ha però il suo massimo sviluppo durante il periodo laziale IV A (730 a.C. - 640 a.C.): a questo periodo risalgono circa una trentina di tombe rinvenute nel territorio marinese, che compongono una delle più importanti concentramenti di tombe dei Colli Albani. È stato anche rinvenuto, presso la stazione ferroviaria di Marino in località Cave di Peperino, il fondale di una capanna risalente a questo periodo, che rappresenta uno dei rari esempi di questo genere nel Lazio.
In età storica pre-romana, diversi abitati sorsero nel territorio marinese:
- Mugillae, abitato latino ubicato in prossimità della frazione di Santa Maria delle Mole, fu rasa al suolo nel 490 a.C. dai Volsci guidati da Gneo Marcio Coriolano.
- Bovillae, città latina la cui ubicazione è collocata discutibilmente tra la località Colle Licia e la frazione di Frattocchie; fu rifugio degli abitanti sfollati da Alba Longa dopo la sua distruzione nel 658 a.C., e luogo di origine della Gens Iulia, tanto che l'imperatore Tiberio Claudio Nerone nel 14 istituì i Sodales Augustales in città facendo erigere il grande circo ed il teatro.
- Locus Ferentinus, foro della città latina di Alba Longa, capitale della Lega Latina, era anche il luogo delle adunate periodiche dei rappresentanti delle trentasei città confederate; l'ipotesi più accreditata è che questo luogo sorgesse in località Prato della Corte, ovvero fuori dall'ipotetica area urbana di Alba Longa e in prossimità del leggendario Caput Aquae Ferentinum: tuttavia di recente si è optato per ipotizzare l'ubicazione del Locus presso la frazione Cecchina di Albano Laziale.
In età romana, probabilmente con scopi militari, venne fondato l'insediamento fortificato di Castrimoenium, ubicato molto probabilmente nell'attuale sito del centro storico, precisamente nel rione Castelletto. Da Castrimoenium partiva l' Aqua Taepula, un acquedotto che assicurava alcune migliaia di metri cubi di rifornimento d'acqua alla città di Roma. Nel 1962 è stato rinvenuto, presso la stazione ferroviaria di Marino, il mitreo di Marino, uno dei mitrei meglio conservati del mondo, nonché uno dei due dipinti a muro presenti in Italia.
Medioevo (476-1501)
Nel 313 almeno una parte del territorio marinese, la possessio Marinas, sarebbe stato incluso tra i terreni donati dall'imperatore Costantino I alla cattedrale di Albano. Ad ogni modo, si ha la certezza che buona parte dell'attuale territorio marinese, al pari di quanto accadeva nel resto dei Colli Albani, divenisse attorno al VI secolo proprietà della Chiesa Romana. Queste proprietà furono gestite a partire dal tempo di papa Gregorio I in Patrimonia, a loro volta ripartiti in Massae. Il territorio marinese fu in parte incluso nel Patrimonium Appiae e probabilmente nella Massa Marulis, collocata convenzionalmente tra Marino e Grottaferrata.
Il territorio marinese nel X secolo venne, a giudicare da quanto avvenne nel resto dei Colli Albani e nell'area prenestina, concesso dai Papi alla potente famiglia dei Conti di Tuscolo, che imperversava nell'Agro Romano tra l'antica Tusculum, Ariccia e Velletri. Agapito I dei Conti di Tuscolo in seguito, a quanto risulta da un discutibile passo tratto dalle Croniche Sublacensi, nel 1090 avrebbe concesso il castra Marinei ed altri beni in dote ad una figlia sposa di Oddone Frangipane. Iniziò così a Marino la signoria dei Frangipane. Di questa famiglia, l'esponente più importante fu una donna, Giacoma de Settesoli, vedova di Graziano Frangipane, che tenne la signoria di Marino dal 1210 al 1240 circa: ad essa, che fu anche benefattrice, amica e seguace di San Francesco d'Assisi, si deve la concessione dei primi Statuti della terra di Marino e probabilmente anche la realizzazione della Chiesa di Santa Lucia, oggi ridotta a Museo Civico Umberto Mastroianni.
La famiglia Frangipane si estinse nel 1253, alla morte degli ultimi nipoti di Giacoma de Settesoli. Per disposizione testamentaria, i feudi della famiglia furono divisi tra l'Abbazia di San Nilo a Grottaferrata e i monaci di San Saba a Roma; tuttavia il legato testamentario, cardinal Matteo Rubeo Orsini, acquistò nel 1266 il castrum Marini et turrim cum ipsius tenimentum suo per la somma di 13.000 provisini d'oro. Iniziò così la signoria degli Orsini sul castello di Marino.
Nel 1267 il senator romanus Arrigo di Castiglia, ghibellino, assediò il castello di Marino nel quale si erano asserragliati gli Orsini, di parte guelfa: il castello resisté egregiamente all'assedio, tanto che Arrigo dovette abbandonare l'impresa. Nel 1272 San Bonaventura da Bagnoregio, cardinale vescovo di Albano, venne in visita al Santuario dell'Acquasanta di Marino, presso il quale secondo la leggenda gli apparve una visione che lo spinse ad inventare la Confraternita del Gonfalone di Marino: questa pia associazione, una delle più antiche d'Italia, fu la prima in assoluto ad avere questa denominazione.
Nel novembre 1347 il tribuno Cola di Rienzo, nel piano della sua lotta contro le famiglie baronali romane, assediò il castello di Marino, nel quale si erano ritirati Rainaldo e Giordano Orsini. Poiché il tribuno non riuscì a prendere il castello, si consolò devastando le campagne circostanti e distruggendo il castello rurale di Castelluccia.
Il 29 aprile 1379, durante lo Scisma d'Occidente (1378-1417), fu combattuta la battaglia di Marino, scontro tra le milizie italiane fedeli a papa Urbano VI, capeggiate dal capitano di ventura Alberico da Barbiano, e le milizie francesi fedeli all'antipapa Clemente VII, capeggiate dal conte di Montoje. La battaglia fu vinta dagli italiani, e rappresenta uno dei primi successi di un esercito nazionale del nostro paese riunito per una causa comune. L'allora signore di Marino, Giordano Orsini, fedele alla causa dell'Antipapa, fu cacciato dal feudo da suo figlio, Giacomo Orsini, che invece era fedele al Papa.
Iniziò così un conflitto familiare che generò un lungo periodo di anarchia nel governo del castello: infatti Giacomo Orsini rimase al potere a Marino dal 1379 al 1385; fu poi spodestato dal cugino Onorato Caetani, che governò dal 1385 al 1399; quindi il castello divenne un possesso della Camera Apostolica, direttamente sottoposto al governo pontificio attraverso la gestione di un castellano. Nel 1405 Giacomo Orsini tornò a conquistare il castello, mantenendone il possesso fino al 1408, anno in cui il re di Napoli Ladislao I di Napoli, invadendo lo Stato Pontificio, conquistò il castello e lo concesse ai suoi alleati Giordano e Niccolò Colonna. Questi tuttavia persero il feudo l'anno seguente, poiché rientrò in possesso della Camera Apostolica fino al 1413, quando Giacomo Orsini riconquistò il castello per l'ennesima volta, venendone scacciato definitivamente da Cristoforo Caetani nel 1414.
Non appena il Concilio di Costanza elesse Papa Martino V, al secolo Oddone Colonna, ponendo fine allo Scisma d'Occidente, i nipoti del neo-Papa Giordano e Lorenzo Colonna nel 1417 acquistarono il feudo di Marino dai Caetani per 12.000 fiorini.
Nel 1424 papa Martino V sopraggiunse a Marino per assistere il fratello Giordano morente. Lo stesso Papa il 1° febbraio 1427 promulgò la bolla Etsi Prudens, con la quale divise i beni della famiglia Colonna tra i suoi tre nipoti Antonio, Odoardo e Prospero. Marino fu concessa ad Odoardo.
Morto Martino V nel 1431, il nuovo Papa Eugenio IV si scherò contro i Colonna ed altre famiglie baronali romane, e nel 1436 inviò il cardinal Giovanni Maria Vitelleschi con un esercito a distruggere il Borghetto di Grottaferrata, Albano e Castel Savello, feudi della famiglia Savelli alleata dei Colonna: l'esercito minacciò Marino, non tentando tuttavia di assediarla. Tuttavia, i Colonna furono sconfitti dal Vitelleschi, la loro roccaforte di Palestrina fu rasa selvaggiamente al suolo e anche Marino divenne un feudo della Camera Apostolica fino al 1448, anno in cui papa Niccolò V restituì il feudo ad Odoardo Colonna.
Nel 1463 papa Pio II, in viaggio per i Castelli Romani, visitò anche Marino e il suo territorio, lasciandone un commento nei Commentarii.
Nel 1482 il castello fu occupato dai soldati napoletani di Alfonso d'Aragona, duca di Calabria, che aveva invaso lo Stato Pontificio. La guerra, che vide tra alterne vicende il castello occupato dai Colonna, dalle truppe di papa Sisto V e dalle milizie napoletane, si concluse nel 1486 con la proclamazione dello statu quo ante bellum. In questo periodo, il capitano pontificio Paolo Orsini fece costruire la Rocca Orsini, complesso fortificato che in seguito verrà trasformato nell'attuale Palazzo Colonna.
Il 20 gennaio 1489 Agnese di Montefeltro, figlia di Federico da Montefeltro e appena sposata a Fabrizio I Colonna signore di Marino, fece il suo ingresso nel castello con il suo corteo e i bagagli. L'anno seguente, sempre a Marino, nacque la primogenita dell'unione tra Fabrizio e Agnese, la poetessa Vittoria Colonna. Agnese di Montefeltro non abbandonò quasi mai Marino, tanto che espresse la volontà di esservi sepolta alla sua morte, avvenuta nel 1523. A lei si fa risalire il primo interessamento per la costruzione di Palazzo Colonna.
Età moderna (1501-1816)
Durante la guerra tra Luigi XII di Francia e Ferdinando II d'Aragona, papa Alessandro VI si era schierato con i francesi, mentre i Colonna si erano schierati con gli spagnoli. Perciò l'8 luglio 1501 venne emanato il decreto di distruzione di Marino, Cave ed altri feudi colonnesi: l'esecuzione dell'operazione fu affidata al maresciallo di Francia Robert Stuart d'Aubigny. Con questa triste circostanza si tende convenzionalmente a considerare finito il periodo medioevale a Marino.
Il 1° ottobre 1501 papa Alessandro VI donò ai nipotini Rodrigo e Giovanni Borgia, figli di Lucrezia Borgia, svariati feudi del Lazio tolti ai Colonna, ai Savelli e agli Estouteville: Marino spettò a Giovanni. Tuttavia, la signoria dei Borgia su Marino fu effimera: alla morte di Alessandro VI, nel 1503, il nuovo Papa Pio III restituì ai legittimi proprietari i loro feudi, ed i Colonna rientrarono in Marino.
Durante la guerra tra l'imperatore Carlo V d'Asburgo e il re di Francia Francesco I di Valois, poiché i Colonna si erano schierati con gli spagnoli di Carlo e il Papa Clemente VII invece con i francesi, nel novembre 1526 Marino, Zagarolo, Gallicano, Artena, Subiaco e Cave furono rase al suolo da truppe pontificie, tra le quali si distinsero nel saccheggio di Marino i soldati velletrani. Infatti dopo il sacco di Roma del maggio 1527, Fabrizio I Colonna, in quel momento dalla parte dei vincitori, obbligò il Comune di Velletri a risarcire pesantemente i danni causati a Marino dai suoi soldati.
Il 14 marzo 1539, durante la guerra tra papa Paolo III e la Spagna, in seguito allo schieramento dei Colonna con la Spagna, il nipote del Papa, Pierluigi Farnese, occupò Marino e dopo anche Rocca di Papa. Tra il 1539 ed il 1549, così, Marino e altri trentacinque feudi colonnesi nel Lazio furono sottoposti al governo della Camera Apostolica. In seguito, alla morte di Paolo III, Ascanio Colonna poté ritornare in possesso dei suoi feudi. Proprio ad Ascanio Colonna si devono i lavori per la costruzione di Palazzo Colonna, affidati ad Antonio da Sangallo il Giovane, e per la realizzazione dei sottostanti Giardini Colonna.
Nel 1556 la guerra tra papa Paolo IV e la Spagna i Colonna subirono l'esproprio dei beni, affidati da allora al nipote del Papa Carlo Carafa, che costituì lo Stato di Paliano. Lo Stato tornò ai Colonna nel 1559. Il 7 ottobre 1571 il signore di Marino Marcantonio II Colonna vinse la battaglia di Lepanto al comando della flotta pontificia: rientrò a Marino il 4 novembre. Si vuole che alla battaglia avessero partecipato anche alcuni marinesi.
Nel 1596 le signorie di Marino e di Rocca di Papa, riunite sotto un governatore residente a Marino valevano 472.727 scudi.
Nel 1599 i marinesi si ribellarono ai gabellieri del cardinal Ascanio Colonna, e per reprimere il moto dovettero intervenire truppe pontificie da Frascati e da Velletri. In seguito Papa Paolo V ordinò un'indagine sul fatto.
Il 1º luglio del 1606 papa Paolo V elevò Marino a ducato, in favore del Cardinal Ascanio Colonna e dei suoi eredi.
Nel 1618 viene proclamato patrono della città san Barnaba e tra il 1640 e il 1662, per volere del duca Filippo Colonna e del figlio di questi, il cardinal Girolamo Colonna, venne edificata la basilica di San Barnaba.
Durante l'occupazione francese, Marino si costituì come Repubblica gemellata alla Repubblica Romana nel marzo 1798, e non partecipò all'insurrezione antifrancese, ricevendo le lodi di Championnet.
Età contemporanea (1816-1945)
Nel 1816 papa Pio VII, motu proprio, sancirà la fine del feudalesimo: Filippo Colonna cedette alla comunità marinese i vari diritti feudali, restando tuttavia proprietario di tutte le sue terre (al 1870 circa il 40% del suolo dei Castelli era in possesso delle famiglie baronali).
Nel 1835 Marino ebbe da papa Gregorio XVI il titolo di "città". In quest'epoca Marino era sede di governo e di prefettura.
Il 21 dicembre 1870 si tenne il primo Consiglio comunale di Marino nel Regno d'Italia. Le prime delibere emanate furono marcatamente anticlericali, tanto che alcuni provvedimenti, come la chiusura delle scuole religiose delle Maestre Pie Venerini, dovettero essere revocati già nel 1876.
Nel 1889 arrivava a Marino la linea ferroviaria Roma-Albano Laziale, ma già dal 1880 il Comune aveva autonomamente fatto costruire il tratto Ciampino-Marino. Sempre nel 1889 venivano completati i lavori di Palazzo Matteotti, allora sede del Municipio, e veniva commissionata a Michele Tripisciano la Fontana del Tritone, in Piazza san Barnaba. (Vedi Stazione di Marino Laziale, Ferrovia Roma-Albano)
Fin dal 1904 a Marino si tennero le Feste Castrimoenie, che poi nel 1924, grazie alla geniale intuizione di Leone Ciprelli, nel 1924 divennero la Sagra dell'Uva.
Durante la Seconda guerra mondiale la città fu gravemente danneggiata dal bombardamento alleato del 2 febbraio 1944 e dalle successive incursioni aeree (Vedi: Marino (RM) durante la seconda guerra mondiale (1943 - 1944)). Crollarono Palazzo Colonna con la sottostante Fontana dei Quattro Mori, e venne danneggiata la basilica di San Barnaba. Il 10% delle abitazioni venne raso al suolo e le vittime civili furono circa 350. (Vedi I Castelli Romani durante la seconda guerra mondiale)
Il secondo dopoguerra
« Cosi ridotta
piovve ancora vino
di buon augurio
agli ospiti e a Marino »
(Leone Ciprelli, Sagra dell'Uva 1946)
Nel 1944 venne nominato sindaco pro tempore il capo del CLN locale, Zaccaria Negroni, sotto la cui guida Marino risorse. Nel 1964 venne riaperto Palazzo Colonna.
Nel 1990 Marino ha ospitato il ritiro della Nazionale Italiana di Calcio per i Mondiali di calcio Italia 1990.
Ricorrenze
- 2 febbraio: ricorre l'anniversario del primo bombardamento alleato su Marino.
- 7 ottobre: festa della Madonna del Rosario, celebrata fin dal 1571 in tutto lo Stato Pontificio come ringraziamento per la vittoria cristiana alla battaglia di Lepanto. In genere però a Marino la festa religiosa viene spostata alla prima domenica di ottobre, insieme alla Sagra dell'Uva.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
- Basilica Collegiata di San Barnaba.
- Chiesa della Santissima Trinità.
- Chiesa di Santa Maria delle Grazie.
- Chiesa e convento del Santissimo Rosario.
- Santuario della Madonna dell'Acquasanta.
- Chiesa della Natività di Maria Vergine (Santa Maria delle Mole)
Architetture civili
- Palazzo Colonna; costruito tra il 1532 ed il 1622 sulla preesistente Rocca Orsini, il progetto è attribuito ad Antonio da Sangallo il Giovane. Il palazzo, di proprietà comunale dal 1916, è stato quasi interamente distrutto dai bombardamenti anglo-americani del 1944, e ricostruito tra il 1951 ed il 1958. Oggi ospita la sede del Comune di Marino. (Vedi Palazzo Colonna (Marino))
- Palazzo Matteotti; costruito tra il 1881 ed il 1884 con il nome di Palazzo Comunale, appunto come sede municipale dal Comune di Marino su progetto dell'architetto Raffaele Ingami, ha mantenuto la sua funzione fino al 1958. È stato oggetto di grandi restauri negli anni novanta del XX secolo, ed oggi è sede della filiale Lazio Sud della Banca di Roma. (Vedi Palazzo Comunale (Marino))
- Villa Colonna-Desideri di Belpoggio; costruita nel XVII secolo dal principe Filippo I Colonna, era una vasta tenuta di campagna, e tale rimase anche sotto altri proprietari, gli ultimi dei quali, i marchesi Desideri, la cedettero al Comune di Marino. Nel 1944 la palazzina della villa, risalente al XIX secolo, è stata rasa al suolo dai bombardamenti anglo-americani. Oggi la villa è un parco pubblico ed ospita la Biblioteca Comunale "Vittoria Colonna". (Vedi Villa Colonna di Belpoggio)
- Giardini Colonna; costruiti insieme al Palazzo Colonna da Ascanio Colonna a partire dall'inizio del XVI secolo, fino al XIX secolo erano ancora un'area verde, divisa in Giardino Nuovo, la parte più grande, e Giardino Vecchio, la parte con il Casino Colonna. Oggi buona parte dell'area verde è occupata da abitazioni civili, mentre il Casino Colonna, che accoglie affreschi pregevoli, è stato proprietà privata di personaggi come Alberto Moravia e Umberto Mastroianni. (Vedi Giardini Colonna)
- Palazzo Bandinelli. Il palazzo sorge a Borgo Garibaldi, fuori dall'antica cerchia muraria. Voluto da Bartolomeo Bandinelli nel XV secolo, passò poi in proprietà della Confraternita di San Giovanni Decollato di cui il Bandinelli era membro.
- Palazzo Castagna. Il palazzo, eretto dal Cardinal Giovan Battista Castagna, amico di Marcantonio Colonna, poi divenuto papa Urbano VII, attorno al 1580 è anche detto dai marinesi "u palazzu pentu" per via degli ormai cancellati fregi dipinti che ne adornavano la facciata su corso Trieste.
- Palazzo Capri.
- Barco Colonna. Il Barco è situato sotto il centro storico, lungo il corso della Marana, e venne sistemato nel 1590 con un portale di accesso, oggi parzialmente interrato, statue di peperino e scenografiche fontane, oggi perdute.
- Villa Colonna di Bevilacqua. La villa Colonna di Bevilacqua, tenuta estiva con veduta su Roma, divenne poi Villa Colizza dopo l'acquisizione della residenza da parte della famiglia Colizza, nell'Ottocento. Oggi è sede di un istituto religioso femminile, le cui suore sono chiamate dai marinesi "moniche 'e Colizza".
- Villa della Sirena. La villa Colonna della Sirena a Frattocchie, fu fatta costruire alla metà del XVII secolo lungo il percorso della via Appia dal cardinal Girolamo Colonna, presso l'osteria delle Frattocchie. Prese il nome dalla statua di una sirena rinvenuta durante i lavori di edificazione e sistemata al di sopra del portale d'accesso. Fu spesso luogo di sosta per i pontefici che si recavano nella residenza papale di Castel Gandolfo. Presso la villa si installarono nel 1929 i Padri Trappisti, che costruirono nei pressi un convento con relativa chiesa. Famosa è la cioccolata da essi prodotta. (Vedi Convento dei Padri Trappisti)
- Villa Sara. Villa Sara già villa Capri, in origine di proprietà anch'essa dei Colonna è situata sul tracciato dell'odierna Strada Statale 217 Via dei Laghi e passata quindi alla famiglia Capri. La villa è stata di proprietà di Sophia Loren e Carlo Ponti.
- Villa Gabrielli. La proprietà, già agricola, fu rimessa a villa alla metà del '700 da Angelo Gabrielli Principe di Prossedi. Notevoli gli affreschi di gusto rococò: eseguiti intorno al 1765 e comprendenti - tra gli altri - ritratti familiari, scene di caccia, giochi di bambini, costituiscono uno dei più importanti lavori di decorazione d'interni settecentesca nei Castelli Romani. La villa fu acquistata e restaurata nel dopoguerra da Carlo Ponti, che vi risiedette con Sophia Loren, e al quale si deve l'ampliamento del parco ottocentesco.
Architetture militari
Il centro storico di Marino è stato uno dei Castelli Romani più massicciamente fortificati e militarmente più importanti. Il complesso fortificato aveva come punto di forza la Rocca Frangipane, demolita del tutto nel XVII secolo, che occupava l'area dell'attuale piazza Giacomo Matteotti e di cui restano tre torrioni tondi visibili tra i palazzi: uno di questi è inglobato in Palazzo Matteotti. Una seconda rocca venne edificata dal comandante pontificio Paolo Orsini nel XIV secolo sul sito dell'attuale Palazzo Colonna, e da lui prese nome di Rocca Orsini.
Oltre a queste due rocche, l'abitato era cinto da mura, sulle quali circa ogni cinque metri si apriva una torre quadrata. Parte della cerchia muraria rimane quasi intatta al termine di via Paolo Mercuri, rione Castelletto, e all'inizio di via Giuseppe Garibaldi, mentre si delinea l'antico andamento della cerchia riadattata a civile abitazione sul fronte della case di Corso Trieste, piazza San Barnaba e su tutto il fronte dell'abitato verso il Bosco Ferentano, nell'area delle cosiddette Coste.
Tre porte si aprivano sicuramente nella cerchia muraria:
- Porta Romana; posta alla fine della Strada Nuova, oggi via Roma, edificata nel 1546, distrutta nel 1908 per ragioni di traffico, collegava direttamente Marino a Roma attraverso la via Castrimeniense: sotto di lei passa il rettifilo che da Borgo Garibaldi e dagli ex-Giardini Colonna conduce con l'occhio alla facciata di Palazzo Colonna. Sulla porta si leggeva questa iscrizione, ricollocata dal Comune negli anni trenta in prossimità del sito originario:
« HIC TIBI TUTA QUIES
ET QUAE CUPIT OTIA VIRTUS
DEFICIETQ[UE] NIHIL SI MENS NON DEFICIT AEQUA
MDLXXXXVI. »
- Porta Giordana; posta alla fine di via Paolo Mercuri e distrutta nel XIX secolo per ragioni di traffico, si suppone che venisse edificata dal feudatario Giordano Orsini, che nel XIV secolo ampliò la cinta muraria, inglobando la parte di abitato che ancora oggi viene chiamata le Camere Nove;
- 'A Porta; dovrebbe essere in effetti Porta Napoletana, perché posta sulla via postale per Napoli, tuttavia i marinesi la chiamarono sempre 'a Porta, e continuano tutt'ora a chiamare in questo modo piazza Giacomo Matteotti, che occupa l'area della Rocca Frangipane che dominava questa porta, varco della via Maremmana che conduceva anche a Castel Gandolfo, Albano e Frascati.
Il Tomassetti, in La Campagna Romana antica, medioevale e moderna, vol. IV, ipotizza l'esistenza di un sistema fortificato trecentesco a valle, lungo il corso del Marana delle Pietrare: questo sarebbe testimoniato dalla Torre d'Ammonte, caratteristica torre quadrangolare trecentesca presente nella vallata a protezione delle cave di peperino, del Santuario dell'Acquasanta e del fontanile pubblico, e da alcuni tratti di muro presenti più a valle.
Nel territorio marinese, fuori città, sono tuttavia numerose le fortificazioni: si ha notizia di alcuni castelli ubicati nelle località di Castel de' Paolis, ai confini con il comune di Grottaferrata, dove era una fortificazione appartenuta ai Conti di Tuscolo e poi all'Abbazia di San Nilo; Castelluccia, dove era un castrum già menzionato nel X secolo e raso al suolo da Cola di Rienzo nel 1347; a Sassone, dove era il castrum di Maranum, scomparso nel XIII secolo; e a Palaverta, tra le vie Ardeatina e Nettunense.
Torrioni rurali sono rimasti sull'altura di Tor Messer Paoli, lungo la Pedemontana dei Castelli, e a Tor Leonardo, sulla via Appia Antica presso la frazione di Santa Maria delle Mole.
Fontane e monumenti
A Marino sono presenti varie fontane di interesse artistico, oltre che storico. Tra queste vanno ricordate:
- Fontana dei Quattro Mori; l'attuale aspetto della fontana, che è interamente realizzata in peperino locale, venne progettato e messo in opera nel 1636 da Pompeo Castiglia, a spese della Comunità, che pagò anche mal volentieri questa costruzione, nata per celebrare la vittoria di Marcantonio Colonna nella battaglia di Lepanto del 1571. la sua collocazione originale era nell'attuale Piazza Lepanto, sotto il fronte orientale di Palazzo Colonna; venne spostata da quel sito negli anni sessanta del XX secolo, per ragioni di traffico. Nel 1944 venne in parte distrutta dai bombardamenti alleati, ed è stata ricostruita da artisti marinesi nel dopoguerra;
- Fontana del Tritone; venne commissionata dal comune di Marino a Michele Tripisciano, lo scultore del Palazzo di Giustizia di Roma, nel 1889. È interamente ralizzata in travertino, e sulle due fontanelle ai vertici dell'ovale della vsca è inciso lo stemma della città;
- Fontanile d'Ammonte; grande fontanile coperto di forma rettangolare posto fuori città, nella vallata della Marana delle Pietrare, ricca di acque sorgive. Il fontanile ha la stessa denominazione dell'adiacente Torre d'Ammonte, ed era usato fino ai primi anni del XX secolo come fontanile pubblico. Oggi è incluso nel perimetro del parco pubblico dell'Acquasanta;
- Fontanile Comunale; vasca rettangolare concepita come abbeveratoio per le bestie da soma, venne realizzato dal Comune di Marino nel 1896 sulla via Castrimeniense, poco fuori Borgo Garibaldi, nella zona denominata For de Porta.
Altre fontane interessanti erano quelle, realizzate tra il XVI ed il XVII secolo, nei parchi della famiglia Colonna: delle fontane dei Giardini Colonna ci restano solo incisioni del XIX secolo; di quelle del Barco Colonna invece rimangono frammenti statuari in peperino, come il Cellone, statua acefala semi-nascosta tra la vegetazione del Bosco Ferentano; infine della fontane della Villa Colonna di Belpoggio, distrutte nel bombardamento del 1944, restano un ninfeo e una vasca sotterranea di un'antica peschiera dentro il perimetro del parco pubblico di Villa Desideri.
Una fontana in stile berniniano venne collocata alla fine del XIX secolo al centro dell'attuale piazza Giacomo Matteotti, all'epoca piazza Cavour, davanti all'appena costruito Palazzo Matteotti: nel 1903 la fontana venne smantellata per fare spazio ai binari della costruenda linea tramviaria dellae Tramvie dei Castelli Romani: oggi i pezzi della fontana sono abbandonati in un angolo del parco pubblico di Villa Desideri.
Monumenti di una certa importanza sono:
- Monumento ai Caduti; Marino ha avuto finora tre monumenti ai caduti: il primo, ubicato in piazza Giacomo Matteotti, fu opera dello scultore Ettore Ferrari, ed era dedicato ai caduti della prima guerra mondiale: fu distrutto nel bombardamento del 2 febbraio 1944. Il secondo monumento è stato inaugurato il 2 febbraio 1969 in piazzala degli Eroi, ed era opera degli scultori Getano Miarelli e Sandro Benedetti; eliminato nel corso dei lavori per la realizzazione del parcheggio multipiano di piazzale degli Eroi, un nuovo monumento fu inaugurato nello stesso luogo nel 1998, opera dello scultore Alberto Piras;
- Monumento alla Fratellanza dei Popoli; opera moderna dello scultore marinese Paolo Marazzi, è stato collocato il 25 aprile 1978 in piazza Giacomo Matteotti, davanti al Museo Civico Umberto Mastroianni;
- Monumento all'Uomo di Bovillae; opera del marinese Paolo Marazzi del 1991, è collocato lungo la Strada Statale 7 Via Appia all'inizio della Strada Statale 207 Nettunense, nella frazione di Frattocchie.
Siti archeologici
Il territorio di Marino, come del resto tutta l'area dell'Agro Romano, è particolarmente ricco di vestigi dell'età antica.
La più antica testimonianza archeologica disponibile è rappresentata da un fondale di capanna neolitica rinvenuto in località Cave di Peperino negli anni '70 dal direttore del Museo Civico di Albano Laziale Pino Chiarucci. Inoltre, ulteriori testimonianze preistoriche sono state riscontrate grazie al rinvenimento di numerose necropoli neolitiche nel territorio, come quella della località Riserva Del Truglio, composta da una trentina di tombe, e quelle di Costa Caselle e dei Pascolari di Castel Gandolfo.
Vari archeologici propendono per collocare la leggendaria città latina di Mugillae in prossimità della frazione di Santa Maria delle Mole su un'altura in località Falcognana dove sono stati rinvenuti reperti compatibili con una presenza urbana; un numero più ristretto di studiosi colloca anche l'altra mitica città latina di Apiolae in territorio marinese, ma l'ipotesi più diffusa è che essa sorgesse in territorio di Genzano di Roma. Indubbiamente tuttavia la gloriosa città latina di Bovillae, in seguito municipium romano, era ubicata nell'attuale territorio marinese, tra l'XI ed il XII miglio della via Appia Antica, presso le frazioni di Frattocchie e Due Santi: in quella zona sono stati rinvenuti resti di un grande circo e di un teatro risalenti all'età tiberiana e del sacello della Gens Iulia. Lungo la moderna Strada Statale 7 Via Appia inoltre, al chilometro 21, c'è il Torraccio, un antico sepolcro romano adiacente al percorso della via Appia Antica.
- Mitreo di Marino. Il santuario del culto del dio Mitra venne realizzato riutilizzando una più antica cisterna scavata nella roccia, di forma stretta e allungata. La decorazione venne dipinta sulle pareti: all'ingresso due piccoli riquadri raffigurano i geni mitraici portatori di fiaccola (Cautes e Cautopates), mentre sulla parete di fondo si trova il dipinto più importante, raffigurante il dio Mitra nell'atto di uccidere il toro cosmico, fiancheggiato sui due lati da due serie verticali di riquadri più piccoli (Giganti fulminati da Giove, Oceano, Nascita di Mitra, Mitra doma il toro, Mitra inizia il dio Sole al suo culto, Alleanza tra Mitra e il Sole, Mitra fa scaturire l'acqua da una roccia colpendola con una freccia). Le pitture sono state datate alla seconda metà del II secolo. In fondo è conservato un piccolo altare con iscrizione dello schiavo Crescente, gestore (actor) di Alfio Severo. (Vedi Mitreo di Marino)
Aree naturali
Il territorio di Marino ricade in parte all'interno del Parco Regionale dei Castelli Romani e in parte anche nel Parco dell'Appia Antica. A Marino, nel Barco Colonna, si è conservato l'originario ambiente boschivo misto di latifoglie e caducifoglie, con querce, tigli, lecci e aceri. Il "bosco di Marino" e il parco Chigi di Ariccia sono gli unici luoghi nei Castelli in cui si sia conservata l'originale macchia precedente all'introduzione del castagno. Sempre nel bosco di Marino ci sono alcuni alberi di grandi dimensioni, come il carpino bianco di 105 cm di diametro, il più grande d'Italia, e il carpino nero. Inoltre c'è anche un tiglio di oltre un metro di diametro.
Nel luglio 2007 sono andati a fuoco circa 100 ettari di area boschiva sulle sponde del Lago Albano, tra i comuni di Castel Gandolfo, Marino e Rocca di Papa. Il 6 agosto 2007 sono stati incendiati 6 ettari in località Costa Caselle e vicino Cava dei Selci.
Biblioteche
A Marino è presente la Biblioteca Comunale "Vittoria Colonna", con sede nell'edificio di Villa Colonna-Desideri a Belpoggio. Dispone di un fondo di 24.000 volumi più la custodia di 400.000 documenti dell'Archivio Comunale tra il 1835 e il 1957. La Biblioteca è stata aperta nel 1984, ed ha curato la pubblicazione di molti testi di storia locale; inoltre fa parte del Sistema bibliotecario dei Castelli Romani.
La Biblioteca ha aperto una filiale nella frazione di Santa Maria delle Mole, che contiene 1300 libri.
Presso la Pro-Loco ha sede la Biblioteca di interesse locale "Girolamo Torquati", che contiene opere di carattere locale.
Musei
- Museo Civico Umberto Mastroianni. Dedicato allo scultore che per molti anni ha risieduto a Marino, contiene opere archeologiche rinvenute nel territorio comunale, ed è collocato nella ex-Chiesa di Santa Lucia. (Vedi Museo Civico Umberto Mastroianni)
- Museo della Vendemmia. Sito in Via Costa Caselle, in un'antica cantina caratterizzata dagli stipiti della porta smussati per farci entrare le botti. Raccoglie strumenti vinicoli e mezzi utilizzati per fare la vendemmia e lavorare l'uva.
- Percorso delle grotte di Palazzo Colonna. Il percorso museale si articola in due sotto-percorsi:
Memorie di guerra: in queste grotte, tra il febbraio e il giugno 1944 si rifugiarono molti sfollati in cerca di salvezza dalle ripetute incursioni aeree. Vi sono esposti resti della loro presenza (scarpe vecchie, coperte) e pannelli espositivi che riportano le informazioni date dall'allora capo del CLN, poi sindaco, senatore e Servo di Dio, Zaccaria Negroni nel libro Marino sotto le bombe;
In vita vitis: percorso che riporta le grotte del Palazzo alla loro funzione originaria: vi sono esposti strumenti e mezzi utilizzati in tempo di vendemmia e pigiatura dell'uva.
Musica
La città di Marino ha una antica tradizione musicale, che affonda le sue radici nel XVII secolo: infatti secondo le Costituzioni del feudo redatte alla fine di quel secolo dal duca Lorenzo Onofrio I Colonna fu istituito un fondo pubblico per l'istruzione musicale di due ragazzi, educati dall'organista della Basilica di San Barnaba in carica.
Nacquero a Marino diversi musicisti, di cui il più famoso è Giacomo Carissimi (1606 - 1674), compositore ed esponente di spicco della scuola romana, autore di varie messe e oratori in latino e italiano: viene considerato uno dei primi compositori moderni. Un altro apprezzato musicista marinese fu Giuseppe Ercoli, vissuto nel XVIII secolo, che divenne maestro di cappella a Vienna presso la corte imperiale degli Asburgo.
A Marino sono attualmente operanti tre complessi musicali filarmonici:
- Concerto Filarmonico "Enrico Ugolini";
- Società di divertimento "Volemose bene";
- Gruppo Bandistico "Ferentum".
Al Palaghiaccio di Marino si tenne l'ultimo concerto della band grunge dei Nirvana
Operano inoltre tre complessi corali:
- Gruppo Filarmonico "Città di Marino";
- Corale "Castrimoenium";
- Coro "Giacomo Carissimi".
Il 29 settembre 2007 a Marino si è svolto un Raduno Bandistico Regionale, con la partecipazione del Concerto Filarmonico "Enrico Ugolini", del Concerto .
Il 21 ottobre 2007 è arrivata a Marino per la serata conclusiva l'iniziativa della 1^ Rassegna Musicale dei Castelli Romani, che aveva precedentemente toccato Marino, Rocca di Papa, Albano Laziale e Santa Maria delle Mole.
Marino è la patria di tre dei sette componenti del gruppo rock del Banco del Mutuo Soccorso, cioè il fondatore e tastierista Vittorio Nocenzi, il fratello e pianista Gianni Nocenzi e il secondo chitarrista Filippo Marcheggiani. Il Banco è tornato di nuovo a suonare in un concerto a Marino, in piazza San Barnaba, in occasione della Sagra dell'Uva 2006.
Teatro
Marino vanta un'antica tradizione teatrale. Franco Negroni e Giovanni Lovrovich, nel libro "Lo vedi ecco Marino", tracciano una storia del teatro marinese: nato negli anni venti del XX secolo, sotto l'egida di Leone Ciprelli, è continuato prima nei locali del Cinema Colizza, poi nei locali dell'ex-chiesa della Coroncina, sotto la basilica di San Barnaba, riadattati ad Auditorium da Monsignor Guglielmo Grassi. Fino agli anni ottanta era lo stesso Franco Negroni a scrivere commedie e a guidare il teatro marinese, che anche dopo la sua morte ha continuato a fiorire.
Il teatro più prestigioso è proprio quello dell'ex-chiesa della Coroncina. Qui la Confraternita del SS. Rosario organizzava nel XIX secolo ricostruzioni di episodi evangelici con pupazzi in cera. La tradizione è continuata, ma con attori in carne ed ossa. Nel 2005 l'Abate Parroco Monsignor Aldo Anfuso ha restaurato l'Auditorium intitolato a Monsignor Grassi, ed è in fase di restauro un secondo teatro adiacente, sempre negli spazi della Basilica, chiamato Sala "Vittoria Colonna" o più familiarmente cinema d'i preti. La Pro-Loco è dotata di un teatro, chiamato "Delle Ore", presso la sua sede al piano terra di Palazzo Colonna, la cui apertura è avvenuta nel 2004. Un altro teatro importante è quello della Parrocchia di San Girolamo a Frattocchie.
Fino agli anni ottanta del XX secolo Marino era dotata di un cinema, il Cinema Colizza, che è stato chiuso lasciando la cittadina sprovvista di strutture ricreative del genere: cinema vicini sono a Grottaferrata, Frascati, Genzano di Roma e ovviamente Roma.
Durante l'83^ Sagra dell'uva (2007) si è svolta la 1^ Rassegna del Teatro Dialettale.
Viene spesso adibito a teatro (come nel caso del concerto di Francesco Guccini nel marzo 2003) anche l'impianto sportivo del Palaghiaccio in località Cava dei Selci.
Almeno tre sono i gruppi di attori che si cimentano a Marino in opere teatrali:
- Gli Angeli della Pace (dal 2002, soprattutto musical);
- Nuova Filodrammatica "Vittoria Colonna" (dal 2006, soprattutto opere del teatro dialettale);
- Compagnia "Il Sipario" (dal 2007, soprattutto opere del teatro dialettale)
Spettacolo
L'evento più spettacolare che si tenga a Marino ogni anno è il corteo storico in costume che riproduce l'ingresso trionfale di Marcantonio Colonna vincitore della battaglia di Lepanto (1571) nel castello, e si tiene nell'ambito della Sagra dell'Uva: il primo corteo si tenne durante la Sagra del 1929 per volere dello stesso ideatore della Sagra, il poeta Leone Ciprelli.
All'evento partecipano centinaia di figuranti, e assistono ogni anno al passaggio del corteo migliaia di persone provenienti da ogni parte dei Castelli Romani e da Roma, e a volte anche stranieri. Il corteo più importante si svolge la domenica pomeriggio, nel giorno della Sagra vera e propria, ma viene ripetuto anche il lunedì pomeriggio, durante la Sagretta, ovvero la repolica della Sagra in tono minore. Da qualche anno a questa parte, i due personaggi più importanti del corteo, ovvero Marcantonio Colonna e sua moglie Felice Orsini, sono interpretati da personaggi celebri del mondo dello spettacolo. Nell'edizione 2007 hanno ricoperto i ruoli rispettivamente Ascanio e Katia Pacelli.
Cucina
La cucina marinese è basata sul vino locale e sulla Porchetta della vicina Ariccia, ma sono anche prodotti tipicamente marinesi le coppiette di maiale, le ciambelle al mosto ed alcuni dolci, come i brutti boni (o brutti ma boni), i mostaccioli e i biscottini della sposa.
Eventi
Sagra dell'Uva
La festività della Sagra dell'Uva è la più importante per la comunità di Marino, quella che garantisce alla cittadina una grande fama nazionale e internazionale. A partire dal 1904 si iniziarono a celebrare le Feste Castromenie, evento integrato nell' Ottobrata Romana teso ad esaltare il vino locale di Marino. Leone Ciprelli, noto poeta romanesco di origini marinesi, nel 1924 pensò di inventare la Sagra dell'Uva: da allora questa si celebra regolarmente ogni prima domenica di ottobre, in concomitanza con la festa religiosa della Madonna del Rosario. Universalmente, la Sagra è nota per il miracolo delle fontane che danno vino, ed è stata resa celeberrima dalla canzone in dialetto romanesco 'Na gita a li Castelli, cantata da Ettore Petrolini.
Sagra della ciambella al mosto.
La festività della Sagra della ciambella al mosto viene festeggiata per esaltare la ciambella con il mosto, prodotto ad Indicazione Geografica Protetta (IGP). La prima edizione si tenne nel 1996, e da allora si è sempre tenuta la terza domenica di ottobre, poco dopo la Sagra dell'Uva a cui è un evento strettamente collegato.
Festa patronale di san Barnaba.
La festa patronale si celebra fin dal 1619 l'11 giugno. Si tiene una processione per le vie cittadine e viene mostrato il braccio del santo, reliquia custodita nella basilica di San Barnaba. Il santo patrono è chiamato dai marinesi u Stracinatu, perché nel grande quadro sull'altar maggiore della basilica il santo è raffigurato mentre viene trascinato (stracinato) al martirio. Si dice anche: "Si nun arriva 'u Stracinatu, u tempu n'ha riscallatu", (se non arriva la festa di San Barnaba, l'11 giugno, non è ancora estate).
Festa compatronale di santa Lucia.
Ricorre il 13 dicembre. In origine festa patronale, resta comunque una forte tradizione. Si svolge una ricca fiera sul Corso e la sera sfila per le vie cittadine un corteo di ragazze biancovestite diretto nella basilica di San Barnaba, dove è celebrata una solenne e suggestiva funzione religiosa.
Festa della Natività della Vergine. Si celebra a Santa Maria delle Mole, di cui la Vergine è patrona, la seconda domenica di settembre.
Festa di Santa Maria delle Grazie. Si svolge il 28 maggio al rione Borgo Garibaldi di Marino centro, dove sorge la chiesa dedicata alla Vergine delle Grazie.
Festa della Mater Misericordiae. La festa della Madre di misericordia anima le stradine del rione Coste di Marino centro nel mese di maggio. Lì vi è infatti un'antica immagine della Vergine, che prende appunto nome di Mater misericordiae.
Festa della Madonna de 'u Sassu. Il busto della Madonna de 'U Sassu (ovvero la Madonna del sasso) è posto all'ingresso di Via Roma, nel rione Borgo Garibaldi, ed è festeggiata nella seconda metà di luglio.
Festa di Santa Maria dell'Acquasanta. La festa si celebra il 14 settembre nel rione Acquasanta, attorno all'omonimo santuario.
Festa di santa Rita da Cascia. Si celebra il 4 giugno nella frazione di Cava dei Selci.
Festa di san Giuseppe Artigiano. Si celebra la terza domenica di settembre al rione Vascarelle e vi è incluso il Palio della Quintana,che prevede che i cavalieri dopo un centinaio di metri in rettilineo centrino un anello con l'asta che hanno in dotazione;
Festa del Cocomero. Le sue origini vengono fatte risalire al 1656, quando dopo la tremenda peste che decimò i marinesi si iniziò a festeggiare san Rocco. Il giorno della sua festa, 16 agosto, una processione giungeva fino alla chiesina, sita nell'omonima località, ed oggi distrutta dal bombardamento del 1944. Li davanti si riuniva una fiera e si svolgeva l'attrippata, cioè una gara a chi mangiava più cocomero in meno tempo. Dal 1994 tale iniziativa è stata ripresa, sempre il 16 agosto, a villa Desideri.
- Vetrina Castrimeniense delle Arti figurative. La prima edizione dell'iniziativa è stata inaugurata il 30 settembre 2007, nello scenario dell'ex-Convento dei PP. Agostiniani di Borgo Garibaldi. Si suddivide in due sezioni, "Eventi" e "Profili": la prima consiste nell'esibizione di numerosi pittori e scultori marinesi durante la realizzazione delle loro opere; la seconda invece si limita ad una esposizione di opere di artisti locali.
- Mercatino dell'Artigianato e delle Curiosità. Organizzato in origine ogni terza domenica del mese, è divenuto col tempo quasi un appuntamento fisso della domenica marinese. Varie bancarelle vengono allestite su Corso Trieste e in Piazza San Barnaba.
- Carnevale Marinese. La prima organizzazione di un piano di festeggiamenti per il Carnevale da parte dell'Amministrazione Comunale c'è stata nel 1987, e da allora il Carnevale Marinese è un evento che coinvolge varie associazioni oltre alle scuole elementari del territorio comunale. Il Carnevale Marinese eredita in parte l'antica tradizione de U Carnevalone, il Carnevale dei repubblicani anticlericali di inizio Novecento: u Carnevalone infatti si teneva il giorno del Mercoledì delle Ceneri, e prevedeva grandi festeggiamenti profani che richiamavano folla da tutti i Castelli Romani, proprio in concomitanza del momento più austero per i cattolici, che iniziavano la sobria Quaresima. La festività, dalla sua invenzione nell'ultimo trentennio dell'Ottocento, andò avanti fino al 1922, anno in cui venne soppressa dalle autorità fasciste. (Vedi Carnevalone (Marino))
- Estate Marinese. Raccoglie una serie di eventi che animano i mesi di luglio ed agosto, sparsi un po' per tutto il territorio comunale.
- Bovillestate. Rassegna nata nel 1994 in concomitanza con l'effimera indipendenza del comune autonomo di Boville, raccoglie una serie di eventi che hanno come centro il Parco della Pace di Cava dei Selci, e la frazione di Santa Maria delle Mole.
- Natale Marinese. Il Natale Marinese inizia de facto l'8 dicembre, giorno dell'Immacolata Concezione, e si conclude il 6 gennaio, con l'Epifania. Include una serie di eventi importanti: dalla festa compatronale di Santa Lucia (13 dicembre), ai festeggiamenti natalizi e di Capodanno, al Presepe Vivente di Cave di Peperino, alla festa dell'Epifania.
Urbanistica
Come emerge dal brano della poesia di Mario dell'Arco, Marino è fatto a ferro de cavallo, o meglio l'abitato si sviluppa a fuso d'acropoli, cioè ad "L" con i lati quasi convergenti.
L'originario nucleo di Marino è stato individuato nel rione Castelletto, dove la conformazione delle strade a scacchiera farebbe supporre sorgesse il municipium romano di Castrimoenium. In seguito l'abitato si espanse con il rione Coste - Santa Lucia verso la Rocca Frangipane, oggi Piazza Matteotti, probabilmente nel XII secolo. Piazza Matteotti è ancora chiamata dagli anziani 'a Porta, poiché vi era la porta verso Albano.
Alla metà del Trecento, sotto la signoria di Giordano Orsini, si ebbe un'addizione nella zona oggi chiamata della Cammere Nove, dove si apriva una porta chiamata Porta Giordana, dal feudatario dell'epoca, probabilmente. Di questa porta resta una fortificazione a scarpa in via Paolo Mercuri.
Nel 1536 venne rettificata Via Roma (all'epoca Strada Nuova), per volere di Ascanio Colonna, in collegamento con la costruzione del nuovo Palazzo Colonna e con il riallestimento dei Giardini Colonna. Quasi contemporaneamente si delineava l'attuale Piazza Garibaldi, antica Piazza del Mercato, con la Chiesa delle Grazie, fuori dalla mura.
Alla metà del Seicento, per iniziativa del cardinal Girolamo Colonna e in connessione con la costruzione della Basilica di San Barnaba nell'area degli antichi Orti Boezi, venne aperto Corso Trieste (all'epoca Strada Larga) e si completò la rettifica di via Cavour, detta dai marinesi ancor'oggi 'a Rua.
Marino in sostanza ha mantenuto per quattro secoli, da allora, la sua conformazione urbanistica, tanto che Girolamo Torquati, storico di Marino, in un Consiglio Comunale del 1877 ebbe a dire:
« In uno spazio ristrettissimo sono agglomerati attualmente 7000 abitanti di popolazione stabile, a cui nella stagione estiva e autunnale per ragione di lavori campestri si aggiungono oltre 4000 persone avventizie. La ristrettezza dell'abitato è tale che al forestiero che recasi in Marino riesce impossibile ordinariamente di trovare alloggio anche per una notte soltanto (...) L'agglomerato di tanta gente, specialmente nella stagione estiva può essere incentivo e causa a malattie epidemiche nonostante la salubrità dell'aere (...) »
(Girolamo Torquati, Atti Consiliari delibera n° 38 del 25 maggio 1877)
Nei primi anni del Novecento inizio l'espansione urbana con i Villini Grandi, in uno dei quali soggiornò anche Giuseppe Ungaretti. Dopo la Seconda guerra mondiale, iniziò la lottizzazione dell'area dell'ex-Villa Colonna di Belpoggio, già Villa Desideri, e l'espansione dell'abitato verso Grottaferrata, mentre sorgevano nuovi agglomerati urbani alle frazioni.
Il primo Piano Regolatore Generale del Comune di Marino venne adottato nel 1976 e fu approvato dal Consiglio regionale del Lazio il 21 marzo 1979 con delibera n° 1057. In seguito, vennero approvate dal Consiglio comunale delle varianti nel 1989, ratificata nel 1994 dal Consiglio regionale, e nel 2000: quest'ultima dibattuta variante al Piano è stata approvata dal Consiglio regionale con delibera n° 994 del 29 ottobre 2004.
La nuova variante, seppur il Comitato Tecnico Regionale nella seduta del 21 ottobre 2004 abbia tagliato più di 4.000.000 di m3 di nuove costruzioni, prevede sostanziosi interventi urbanistici, dislocati soprattutto nei territori delle frazioni: il più discusso è l'istituzione di una grande zona D6 ("zone produttive - impianti industriali e attività artigianali") in località Divino Amore-Negroni, ai confini con il comune di Roma, in un'area per la quale Legambiente aveva proposto l'inserimento nel perimetro del Parco Regionale dell'Appia Antica. Però nell'ultima espansione del perimetro del Parco (17 ottobre 2006) la Regione Lazio ha escluso la zona di Mugillae e del Divino Amore, suscitando le polemiche degli ambientalisti sull'urbanizzazione dell'area. Sostanzialmente, verranno edificati 1.000.000 di metri 3 di cemento sull'area definita dagli ambientalisti "l'ultimo lembo di Campagna Romana", portando però una capacità insediativa e di addetti pari a 8000 persone.
Frazioni
Santa Maria delle Mole
Santa Maria delle Mole è la frazione più popolosa del comune di Marino, capoluogo della II Circoscrizione. Situata sulla sinistra della Strada Statale 7 Via Appia, è un abitato di recente urbanizzazione, concentrato attorno al lungo Viale della Repubblica e a piazza Sandro Sciotti, sui cui prospetta la Chiesa della Natività di Maria Vergine, parrocchiale della frazione. La frazione è attraversata dalla ferrovia Roma-Velletri, su cui insiste la stazione ferroviaria di Santa Maria delle Mole. In prossimità di Santa Maria sono situati i ruderi della leggendaria città latina di Mugillae.
Cava dei Selci
Cava dei Selci è una frazione situata nella II Circoscrizione, sulla destra della Strada Statale 7 Via Appia. È un abitato sviluppatosi recentemente, attorno ad un'antica cava di selce che venne utilizzata anche per la costruzione degli argini del Tevere a Roma. Nella frazione sorge il famoso Palaghiaccio di Marino, circondato dal Parco della Pace, un'area verde che occupa l'area dell'ex-stabilimento industriale della STEFER.
Frattocchie
Frattocchie è una storica frazione di Marino, capoluogo della III Circoscrizione. Volgarmente nota come le Frattocchie, sorge sulla sinistra della Strada Statale 7 Via Appia nel sito comunemente individuato come quello della città latina di Bovillae. Presso la frazione è presente il Convento dei Padrio Trappisti di Frattocchie, rinomato per la produzione di cioccolata, che è stato edificato nel 1929 inglobando una pre-esistente villa seicentesca dei Colonna, Villa della Sirena.
Due Santi
Due Santi è una frazione collocata nella III Circoscrizione, sulla sinistra della Strada Statale 7 Via Appia. È essenzialmente composta da un importantissimo snodo stradale, rappresentato dall'incrocio fra la via Appia, la Strada Statale 140 del Lago di Albano, detta anticamente Olmata del Papa, la Strada Provinciale 75/b Via Spinabella e la Strada Provinciale 2/d Via dei Ceraseti. Il toponimo trae origine dal rinvenimento, durante il XVIII secolo, di due statue acefale attribuite ai santi Pietro e Paolo. Nella frazione sorge una tenuta della famiglia Barberini, a cui si accede attraverso un elegante portale seicentesco. In una villa presso Due Santi fino al 1991 aveva sede la scuola dei dirigenti del Partito Comunista Italiano.
Castelluccia
Castelluccia è una frazione di Marino ubicata nella III Circoscrizione e abitata fin dall'Alto Medioevo: difatti a partire dal X secolo questo luogo è menzionato come sede di un castrum, che ha poi dato origine al toponimo corrente. Nel 1349 il tribuno Cola di Rienzo assediò il castello di Castelluccia e lo rase al suolo, durante la guerra che aveva intrapreso contro i baroni romani. L'urbanizzazione della frazione è moderna, e si sviluppa attorno alla Strada Statale 207 Nettunense, tra i chilometri 2 e 3.
Fontana Sala
Fontana Sala è una frazione di moderna urbanizzazione, situata nella III Circoscrizione. L'abitato si sviluppa attorno alla Strada Statale 207 Nettunense, ed è sede di molti servizi utili alla popolazione delle campagne circostanti.
Altre località del territorio
- Palaverta. La località trae nome da un tale Paolo Averta, che nel XV secolo acquistò un castello situato all'ìncrocio tra la via Nettunense e l'attuale via del Divino Amore: oggi del castello rimangono alcuni ruderi ben conservati.
- Sassone. La località di Sassone è situata nella II Circoscrizione, ai confini con il comune di Ciampino. La sua importanza è essenzialmente legata alla Strada Provinciale 77/b Pedemontana dei Castelli, che in questo tratto prende nome appunto di via del Sassone: questa arteria, che ricalca il tracciato dell'antica via di transumanza dei pastori latini, garantisce il collegamento stradale fra la Strada Statale 7 Via Appia, la Strada Statale 217 Via dei Laghi e la Strada Statale 511 Anagnina.
- Monte Crescenzo. Località della I Circoscrizione, lega il suo toponimo, secondo una tradizione interessante, alla potente famiglia romana dei Crescenzi, che avrebbe avuto possedimenti in questi luoghi nel corso dell'Alto Medioevo. Ad ogni modo, oggi è attraversata dalla Strada Provinciale 75/b Via Spinabella e vi sono stati rinvenuti segni di insediamenti neolitici.
Agricoltura
Il settore primario è storicamente il settore dominante dell'economia marinese. La produzione vitivinicola nei secoli passati ha dato impiego alla maggior parte della popolazione marinese, cosa che del resto accadeva anche nei comuni vicini. L'importanza dei lavori nelle vigne in questa zona è attestata dalla massiccia emigrazione di manovalanza forestiera verso i Castelli Romani che annualmente, fino al secondo dopoguerra, si verificava in coincidenza del periodo della vendemmia. Questi braccianti stagionali, detti a volte spregiativamente chiuchiari, provenivano soprattutto dalla Ciociaria e dall'Abruzzo, e conducevano una vita piuttosto misera. Durante la loro permanenza fuori casa dormivano in capanni provvisori non dissimili dalle capanne preistoriche o, nella peggiore delle ipotesi, sui sagrati della chiese. La situazione generale dei braccianti agricoli tuttavia non era per niente buona, poiché mettendo da parte l'immagine allegorica della vendemmia nei campi che oggi ci viene a volte proposta, il lavoro nella vigna comportava un grande sforzo fisico e psicologico spesso non remunerato sufficientemente. A volte gli agenti atmosferici, piogge, grandine, incendi, potevano sconvolgere e dissestare non solo la situazione di una famiglia, ma dell'intera comunità, come avvenne per le leggendarie grandinate del 1615, 1616 e 1617 o per quella del 1898, in seguito alla quale la Questura dovette inviare l'esercito a sedare i tumulti scoppiati a Marino.
Si può capire facilmente il livello di dipendenza di Marino dalla produzione vinicola solo pensando alla gigantesca rete di grotte sotterranee scavate nel peperino che attraversa intersecandosi il sottosuolo del centro storico: oggi sono aperte al pubblico solo le grotte di Palazzo Colonna, probabilmente le più grandi. Oppure ci si può fare un'idea anche considerando il gran numero di cantine che sorgono dovunque, ed oggi sono state trasformate in attività commerciali o in alloggi affittati a nero agli immigrati stranieri. In alcune cantine, come in quella di via Posta Vecchia che ospita il Museo della Civiltà Contadina, gli stipiti della porta sono stati bombati per consentire il passaggio delle botti di vino.
Ad ogni modo il prodotto della viticoltura marinese è il Marino DOC, vino bianco color giallo paglierino di gradazione alcolica che si aggira sugli 11°. La produzione di questo prodotto, considerato tra i vini migliori del Lazio, è tuttavia scesa dagli 88.530 ettolitri del 1990/1991 ai 48.262 del 1995/1996: questo processo è dovuto anche all'irrigidemento dei criteri di denominazione, oltre che alla chiusura di numerose piccole aziende di viticoltori presenti nel territorio. Il fenomeno di riduzione della produzione è però comune a tutti i Castelli Romani. Tipologie di Marino sono il Marino spumante o frizzante, il Marino superiore e il Marino classico.
Industria
L'industria marinese è legata ragionevolmente alla produzione vitivinicola: perciò la più grande industria del territorio, con il più grande indotto, è la Cantina Sociale Gotto d'Oro. Questa istituzione, fondata nel 1945, è presente nei territori di Marino e Frascati ed ha un fatturato annuo che si aggira sui 20 milioni di euro, con 430 soci e 1800 ettari iscritti, per una produzione totale di uve di 220.000 quintali. Il 95% del Marino DOC è prodotto nei suoi stabilimenti di via del Divino Amore, località Castelluccia.
Un'altra grande industria marinese è stata, fino agli anni sessanta del XX secolo, quella collegata alle cave di peperino. Questo materiale, di origine vulcanica e dal caratteristico colore grigio puntinato di bianco, è tipico delle aree ex-vulcaniche del Lazio e ne sono rinomati due tipi, il peperino di Vitorchiano e quello di Marino. Le cave locali sono ubicate proprio sotto il centro storico, che sorge esso stesso su una grossa dorsale di peperino, nella località denominata ancor oggi Cave di Peperino. Sfruttate fin dall'età romana, il peperino di queste cave venne utilizzato non solo per realizzare costruzioni militari, ma anche per adornare diverse ville suburbane, come quella di Quinto Voconio Pollione a Ciampino o quella di Publio Clodio Pulcro a Castel Gandolfo. In età medioevale e moderna, la maggior parte delle costruzioni marinesi fu realizzata in questo materiale, dalla ex-Chiesa di Santa Lucia alla fontana dei Quattro Mori fino a Palazzo Colonna e all'ingresso monumentale dei Giardini Colonna. Nel XIX secolo migliaia di persone lavoravano alla cave, e la continua escavazione originò le monumentali e pittoresche latomie visibili ancor oggi sui fianchi scavati delle cave. Nel 1889 le cave furono servite dalla ferrovia Roma-Albano, ma nel 1960 l'escavazione venne sospesa per via della costruzione, sopra le cave, della Strada Statale 217 Via dei Laghi.
Artigianato
Gli artigiani marinesi sono riuniti nell' Associazione Artigiana "Zaccaria Negroni", dedicata al Servo di Dio e sindaco democristiano di Marino Zaccaria Negroni, che si dedicò attivamente ai problemi dell'artigianato: fu infatti presidente dell'ACAI (Associazione Cristiana Artigiani Italiani) tra il 1957 ed il 1966 e presidente dell'ENAPI (Ente Nazionale per l'Artigianato e la Piccola Industria) dal 1963 al 1970, oltre che membro, in quanto senatore, della Commissione Parlamentare sull'assicurazione contro le malattie per gli artigiani tenutasi durante la II Legislatura della Repubblica Italiana (1953-1958).
Commercio
A Marino al 2003 esistevano 244 esercizi commerciali, contro i 663 di Albano Laziale, i 634 di Ciampino, i 633 di Velletri, i 549 di Genzano di Roma, i 520 di Frascati, ed i 320 di Ariccia. Nonostante l'esiguo numero di esercizi commerciali a fronte della vastità del territorio comunale e del numero della popolazione, alcuni negozi rappresentano punti di qualità che compensano la quantità.
Alcuni esercizi commerciali di Marino centro vantano una tradizione centenaria o quasi, e sono dei punti di riferimento per gli abitanti di Marino e delle aree circostanti. Sul territorio comunale inoltre sono presenti alcuni ingrossi commerciali di risonanza nazionale, come lo store delle Sorelle Ramonda in via Appia Vecchia, località Cava dei Selci.
Turismo
Il turismo a Marino si concentra soprattutto nel periodo della Sagra dell'Uva, che attira ogni anno grandi moltitudini di persone. Sono almeno cinque le strutture ricettive presenti sul territorio comunale, di cui un Ostello della Gioventù.
Nel 2000 anche il comune di Marino partecipò allo smistamento dei pellegrini dell'anno giubilare, mentre nel 1990 lo Stadio Comunale e la cittadina furono al centro dell'attenzione nazionale per via del ritiro della Nazionale Italiana di Calcio per i Mondiali Italia 1990.
N.B. Testi tratti dall'Enciclopedia Libera
Wikipedia.
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